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Silvia Cirillo, responsabile nazionale dei Giovani Uilposte, racconta il tour contro il precariato

BY ON POLITICA

Silvia Cirillo, 33 anni, laureata in Giurisprudenza, è la Responsabile Nazionale dei Giovani Uilposte. Nell’intervista descrive il Uilposte tour, “in tour verso il futuro per fermare il precariato”, raccontando quali sono le battaglie che da anni la Uil porta avanti per combattere il lavoro precario e spronare i giovani all’attivismo finalizzato alla conquista dei loro diritti.

 Buongiorno, dimmi di te, età, formazione, passioni.

Buongiorno e grazie Antonella per questa intervista. Sono Silvia Cirillo e ho 33 anni. Cinque anni fa ho iniziato a lavorare in Poste Italiane. Pensavo fosse un lavoro transitorio per me che studiavo per fare l’avvocato ma la mia grande passione per la tutela dei diritti, mi ha portato nel mondo del sindacato,  dopo essermi laureata in giurisprudenza con lode e aver fatto tirocinio in Tribunale. Infatti, dopo pochi mesi che lavoravo in Poste, mi sono candidata nelle RSU e sono stata eletta dai miei colleghi, che tutt’oggi rappresento sui luoghi di lavoro. Sono, poi, entrata nella Segreteria Regionale della Uilposte Toscana. Nel corso di questi ultimi anni, in Uilposte abbiamo pensato a come soddisfare l’esigenza di coinvolgere sempre di più i giovani nell’attività e nell’attivismo sindacale: è nato così, da un’idea e dalla scommessa di chi ci ha creduto, il Coordinamento Giovani Uilposte, che oggi è esteso e radicato su tutto il territorio nazionale, ricco di sempre nuovo fermento.

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Che ruolo hai oggi in Uil?

Sono la Responsabile Nazionale dei Giovani Uilposte e nel frattempo seguo il mio territorio in Toscana come componente di Segreteria Regionale Uilposte Toscana e RSU.

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Qual è il prossimo evento che avete organizzato? Quali sono i temi della campagna?

Domani, 23 maggio, prosegue il Uilposte tour dei giovani Uilposte con le Segreterie Regionali e Nazionali UILposte e il gradito intervento della UIL confederale: saremo a Bologna, a confrontarci con i lavoratori e gli attivisti sul problema del precariato. Siamo già stati a Reggio Calabria e a Lecce, a breve saremo a Napoli. Il nostro è un vero e proprio tour che attraversa l’Italia per spronare, sensibilizzare, coinvolgere, aiutare i giovani lavoratori precari e coinvolgerli nella lotta contro il precariato.

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Cosa pensi della questione lavoro oggi in Italia, in particolare del fenomeno del precariato?

Il lavoro precario assume oggi dimensioni sempre più estese; si pensi che esiste il lavoro precario anche in un’azienda importante, solida e produttiva come Poste Italiane. E’ importante l’impegno del sindacato a maggior ragione dopo l’entrata in vigore del jobs act: ci sono lavoratori a tempo determinato che lavorano in azienda per anni e poi capita che siano lasciati a casa senza prospettive e sostituiti con altri precari. Oggi il lavoro è fatto di personale “usa e getta”: spesso i giovani lavoratori, nello sperare in una proroga o un rinnovo in più, accettano di lavorare anche se non vengono rispettati i diritti contrattuali più elementari come l’orario di lavoro o il pagamento dello straordinario e delle trasferte. Nel frattempo, ci sono  lavoratori a tempo indeterminato, part time e lavoratori in attesa di trasferimento da decenni che sono ugualmente precari ma non trovano stabilizzazione. Questo accade perché al loro precariato interno si preferisce aggiungere altro precariato esterno. I giovani Uilposte stanno girando l’Italia per raggiungere tutti questi giovani precari, per indurli ad attivarsi, ad organizzarsi, a lottare insieme a noi. Crediamo, infatti che solo tornando tutti insieme all’organizzazione collettiva potremo cambiare questo mondo non a misura di lavoro stabile.

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Raccontami quale tra le vostre campagne ha avuto gli effetti sperati e perché.

Il Uilposte tour, “in tour verso il futuro per fermare il precariato”, ci ha permesso di incontrare e confrontarci con numerosi giovani precari che sono passati dalla disillusione e dall’inerzia alla passione per l’attivismo o comunque alla consapevolezza dei propri diritti e alla fermezza nel rispettarli; questo è un enorme risultato, perché solo attraverso una rete sempre più stretta tra lavoratori e sindacato potremo ottenere risultati a livello normativo e contrattuale per arginare il precariato selvaggio. A nostro avviso però l’“evento” che più produce effetti non è però una manifestazione o una campagna periodica: è la presenza quotidiana e costante del sindacato sui luoghi di lavoro. Non per un’emergenza, un’assemblea o  un convegno ma come instancabile pratica quotidiana. Raggiungere ogni giorno i lavoratori, ascoltarli, spronarli, soprattutto informarli. Questo noi lo facciamo quotidianamente e produce effetti più di qualunque altra cosa perché dà consapevolezza, informazione, voglia di credere che tutti insieme possiamo farcela. Se i lavoratori, soprattutto i giovani precari, non varcano le porte del sindacato, per paura o inerzia, siamo noi ad andare da loro. Di recente abbiamo prodotto il vademecum informativo “fermiamo il precariato” sul quale stiamo incentrando numerosi confronti con i lavoratori precari sui luoghi di lavoro.

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Secondo te quanto i sindacati di oggi sono in grado di rispondere alle esigenze dei giovani precari italiani?

In un mondo del lavoro sempre più precario e sempre più privo di tutele, c’è sempre più bisogno di sindacato e di sindacato forte, capace di ascoltare, farsi ascoltare e di incidere. Il sindacato ha in sé la potenzialità di cambiare il mondo del lavoro perché lo conosce direttamente, perché ci mette la faccia ogni giorno sui luoghi di lavoro, perché i sindacalisti sono conosciuti da ognuno dei lavoratori che rappresentano, perché si sta al telefono ad ascoltare i lavoratori fino a tarda sera o nei weekend. Quello che è importante, però, affinchè il sindacato sappia rispondere alle esigenze dei giovani precari, è che tutti i sindacalisti facciano vero sindacato, e cioè, come dicevo, vivere ogni giorno al fianco dei lavoratori, senza orari e senza sosta, trasmettere passione, dare sostegno attivo senza mai cadere nella trappola, che purtroppo esiste, di credere che i problemi si risolvano più pontificando dall’alto che non raccogliendo le istanze dal basso. Spesso è difficile ma questa è una missione. Se fatta con passione, cuore e presenza costante il sindacato è la forma di organizzazione collettiva più efficace in un mondo moderno che è tornato indietro di cinquant’anni e ha bisogno sempre di più di tutela dei diritti, soprattutto di una tutela fatta di volti riconoscibili e rintracciabili senza distanze.

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Pensi che i giovani si stiano avvicinando nuovamente al mondo del sindacato?

Ancora non è visibile a tutti, ma assolutamente sì! Rivediamoci tra qualche anno e il fenomeno del sindacato come luogo di interesse e attivismo per i giovani sarà sempre più tangibile. L’erosione progressiva delle tutele, la disoccupazione, l’assenza di meritocrazia hanno avuto effetti di isolamento e disfattismo nei giovani italiani. Con l’impegno costante di sindacalisti appassionati però, pian piano, l’isolamento e il disfattismo si stanno incanalando nella voglia di organizzarsi insieme per cambiare. Tante volte l’organizzazione di riferimento non si trova, per questo siamo noi che dobbiamo andare a parlare e a confrontarci con i giovani, anche quando loro non ci cercano o ci criticano. Non solo sui luoghi di lavoro ma anche tra chi un lavoro non ce l’ha: dobbiamo andare a parlare con le nuove generazioni nelle università, nelle scuole, per la strada anche. I giovani hanno voglia di organizzarsi e credere in qualcosa per cambiare, è che spesso non la trovano, non vengono raggiunti dalle organizzazioni collettive. Quando li si raggiunge, però, è, in molti casi, passione a prima vista. La Uil lo sta facendo. E i giovani Uilposte sono partiti in cinque e oggi sono tanti, radicati in tutta Italia, abbiamo contatti tutti i giorni di ragazzi e ragazze che vogliono partecipare.  Il segnale che le strade solide e importanti si costruiscono facendo il primo passo.

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Credi che il quoziente giovani può fare differenza?

La passione è tutto. Il “quoziente giovani” è tutto e non dipende dall’età. Due anni fa, quando parlai al mio primo Congresso Nazionale, chiesi alla platea proprio cosa fosse quello che tu chiami quoziente giovani. Cosa distinguesse il giovane dal non giovane. Mi risposi che a fare la differenza non è avere venti o trenta o cinquanta anni ma avere la voglia instancabile di cambiare ciò che non funziona, di crederci senza sosta. Oggi i giovani fanno fatica ad emergere e soprattutto ad incidere, perché spesso il contesto sociale che ci circonda fa prevalere l’arrendevolezza o la pretesa di ottenere tutto in un giorno. La mia sfida con i giovani Uilposte è quella di dimostrare che, anche in un mondo che arretra, i ragazzi e le ragazze possono riprendersi il loro quoziente giovani e cioè la voglia di cambiare il mondo. Per me la politica, il mondo dell’associazionismo, il sindacato non è nient’altro che questo, “una passione che non passa” e che io ho trovato nella Uil. Tra i giovani Uilposte ci sono molti precari, io sono stata precaria per anni, eppure non ci siamo mai arresi né abbiamo mai abbandonato l’attivismo, non abbiamo mai ceduto all’idea che non servisse, che non ne valesse la pena, che fosse meglio omologarci al potere dominante. Combattere ogni giorno non è semplice, richiede tanta dedizione e sacrificio e, spesso, le battaglie richiedono tempo per essere vinte. Le strade che percorriamo nelle nostre giornate da sindacalisti non sono mai brevi ma quando ci si crede è bello anche un tragitto frastagliato. Per non parlare, poi, della soddisfazione di quando arrivi alla meta e quella meta è l’aver aiutato davvero qualcuno.

@AntonellaMelito

Fonte: quozientegiovani.it

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